notenotturne

COLDPLAY – FIX YOU

When you try your best but you don’t succeed 
When you get what you want but not what you need 
When you feel so tired but you can’t sleep 
Stuck in reverse 

And the tears come streaming down your face 
When you lose something you can’t replace 
When you love someone but it goes to waste 
could it be worse? 

Lights will guide you home 
and ignite your bones 
And I will try to fix you 

High up above or down below 
when you’re too in love to let it go 
but If you never try you’ll never know 
Just what your worth 

Lights will guide you home 
and ignite your bones 
And I will try to fix you 

Tears streaming down your face 
When you lose something you cannot replace 
Tears streaming down your face and I 

Tears streaming down your face 
I promise you I will learn from my mistakes 
Tears stream down your face and I 

Lights will guide you home 
And ignite your bones 
And I will try to fix you

Waiting For The Miracle

Dannato raffreddore!

Reduce da una nottataccia e una mattina da convalescente, rifletto sul da farsi con le ultime cucchiaiate di chili. Dovrei studiare, ma chi ne ha voglia? Sono stordito dal raffreddore e con ogni probabilità mi addormenterò sui libri di testo. Inoltre i miei sono appena partiti per la montagna, la casa è grande e libera, le tentazioni di svacco mi attendono dietro l’angolo (e soprattutto davanti a questo computer!)

Eppure il tempo stringe, gli esami sono ormai alle porte!!! Nel migliore dei casi, riuscirò a darne solamente due (su quattro). Per cui devo almeno prepararli come si deve. E così sia. Mi bevo un bicchierone di succo d’arancia, sperando che il miracoloso intruglio a base di vitamina C possa rimettermi in sesto, e mi cimento nell’impresa!

 

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Meccanismi

Oggi sono andato alla concessionaria per il contratto di vendita della nuova auto. Incredibile come mi abbia impressionato, per un istante, l’idea di rottamare la nostra vecchia auto! Una mite Opel Corsa Swing verde menta, classe ’95. Fedele compagna di così tanti viaggi…

Bizzarro come l’uomo sia capace di affezionarsi ad un oggetto, un inerte corpo metallico, quasi fino a umanizzarlo. Come se fosse in grado di provare a sua volta sentimenti. Abbandono, annichilimento, distruzione. Il vuoto senso della fine, della sparizione nel nulla, della cancellazione totale, definitiva ed eterna della propria identità. Qualcosa che è esistito e poi è andato perduto, il cui ricordo andrà perso nel tempo, come se non fosse mai esistito. Alla fine, non rimarrà alcuna traccia, nessun segno di transizione attraverso questa realtà.

Sarà sostituita da una macchina più moderna, tecnologica, ecologica. Eppure lascerà ugualmente un senso di vuoto, l’inevitabile percezione della sua mancanza, di qualcosa che è stato e non sarà mai più.

 

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Mancini pronto al debutto col Citys

Prima conferenza stampa dell’ex mister neroazzurro a Manchester: «Punto ad arrivare nei primi quattro».

Devo ammettere una grande malinconia nel vedere il Mancio allenare un’altra squadra… per quanto mi riguarda, resterà uno dei migliori allenatori che l’Inter abbia mai avuto, capace di rivoluzionare gioco e strategie, riportando alla vittoria una squadra che sembrava condannata all’eterna sconfitta.

Tre scudetti consecutivi non sono certo pochi, specialmente per una squadra che non ne vinceva da quasi vent’anni!

La Champions League è invece una competizione completamente diversa. In Europa gli incontri sono secchi, scottanti, con una posta in gioco massima, della serie dentro o fuori. Basta un errore, una partita storta, un calo di condizione o una serie di sfortunati eventi che portano a colpire il palo anziché qualche centimetro più sotto, e si rischia di venire sbattuti fuori dal torneo. La Champions League è la dimostrazione lampante di quanto il calcio possa essere ingiusto, beffardo o imprevedibile.

E se Mancini non è riuscito a portare a Moratti la coppa dalle grandi orecchie, il suo sostituto non sta certamente facendo meglio. L’anno scorso siamo stati eliminati dopo una scadente prestazione contro il Manchester United. Quest’anno abbiamo giocato una delle partite peggiori della stagione (e degli ultimi anni, che io ricordi) sempre in Champions League contro il Barcellona.

Personalmente non nutro quindi grandi speranze nemmeno in questa edizione 2009-2010. Mourinho è troppo arrogante e presuntuoso per i miei gusti.

Ammettiamolo, con il Mancio era tutta un’altra cosa…

 

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Deus Irae (Philip K. Dick & Roger Zelazny)

” Dopo la catastrofe che ha messo fine alla terza guerra mondiale, due Chiese si disputano i pochi sopravvissuti e i loro discendenti, flagellati dalle mutazioni. Una delle Chiese, quasi una proiezione del Vecchio Testamento, venera Deus Irae, il dio della collera, colui che ha causato nel mondo l’orrore atomico. Un Michelangelo senza braccia né gambe, Tibor McMasters, viene incaricato di realizzare il suo ritratto per rianimare la fede dei seguaci. Dovrà intraprendere un viaggio alla sua ricerca, attraverso una terra devastata e popolata di esseri bizzarri e mortali: insetti giganti, robot megalomani, sfingi-sirene elettroniche che cercano di attirare gli umani in un bagno d’acido, e poi la minaccia rappresentata dalla Chiesa rivale… “

Deus Irae (il titolo è un chiaro omaggio al Dies Irae di Mozart) vide la luce nell’ormai lontano 1976, ma è un romanzo attualissimo!

Philip K. Dick aveva iniziato a scriverlo già nel 1965, ma l’iniziale collaborazione con Ted White non andò in porto e Dick riuscirà a completarlo solamente dodici anni dopo, grazie alla collaborazione di Roger Zelazny.

In questo romanzo scorrevole e avvincente ritroviamo molti dei temi caratteristici dello stile dickiano: la contrapposizione umano/androide, accentuato dall’effetto alienante della tecnologia sugli individui e dall’umanizzazione delle macchine; la ricerca di una forma trascendente di verità e divino, che non è mera teologia e non scade mai in facili moralismi; l’uso psichedelico delle droghe, come strumento per entrare in contatto con nuove forme di realtà e consapevolezza; la maschera come simbolo che nasconde un’essenza inafferrabile, ambigua ed evanescente; la solitudine dei personaggi, che si intrecciano e si muovono lungo scenari catastrofici di miseria e distruzione; e ancora le mutazioni genetiche, il ribaltamento dei ruoli, il senso apocalittico di una fine vicina e ineluttabile, il pessimismo cinico e disincantato di fondo, compensato di tanto in tanto da una sottile ironia.

Deus Irae è tutto questo e molto di più. Caldamente consigliato a tutti gli appassionati di fantascienza, ma soprattutto imperdibile per un vero estimatore del maestro Philip K. Dick!

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Stardust

brittany-murphy-newjpg2.jpgAddio a Brittany Murphy (1977-2009), attrice statunitense morta in circostanze confuse a soli 32 anni.

Dal punto di vista professionale, non la conoscevo molto: avevo visto unicamente un paio di suoi film (Don’t say a word e Sin City). Ma, certo, è sempre impressionante quando una stella del cinema si spegne.

Agli occhi dell’indistinto spettatore sembrano creature così perfette, inarrivabili, immortali, divine. La finzione cinematografica ci fa dimenticare per qualche istante che restano sempre persone come noi, come tutti, fondamentalmente comuni esseri mortali.

L’immensa, fagocitante, macchina del successo. Capace di elevare una persona alle stelle e distruggerla con altrettanta rapidità. Ascesa, discesa, annullamento. Universi personali che implodono e mondi che continuano a vorticare. Per lei è tutto finito, per sempre. Mentre il resto del mondo continua ad andare avanti, vivo e vegeto, com’è naturale che sia. Dove non è dato saperlo. The show must go on.

Riposi in pace.

Il Destino (ma anche no!)

Oggi è il 21-12, primo giorno ufficiale d’inverno!

Mentre scrivo queste righe, la nostra Milano (e dintorni) è stretta in una morsa di gelo (ieri sera il mercurio indicava -7°), immobilizzata da una spessa coltre di neve e offuscata dal manto tenebroso della notte. Bellissimo questo periodo dell’anno! Il buio scende nel primo pomeriggio, le giornate sono più corte, minuscole, fulminanti, ravvicinate, ombrose, sospese, avvolte su sè stesse, rarefatte, intime… e calde, pur nel loro gelido abbraccio (infatti, paradossalmente offre più calore l’inverno, che costringe le persone a vestirsi pesante, accendere le stufe o indugiare davanti ai caminetti – l’estate per converso aziona i climatizzatori, fa ingurgitare bevande ghiacciate, sottoporsi a docce fredde – ad ogni input corrisponde una reazione opposta e contraria, è una vecchia legge dell’universo).

Oggi dovevo finalmente recarmi a Palazzo Reale per la mostra su Edward Hopper (uno dei miei artisti preferiti per la prima volta esposto nella mia città) che vergognosamente non ho ancora visitato nonostante sia aperta da mesi!
Ma una robusta nevicata mi ha bloccato a casa, insieme al resto del paese, completamente tagliato fuori dalla grande città. Anche per oggi niente Hopper.

Destino? Questo il primo pensiero che mi è venuto in mente, ma l’ho cacciato in fretta. La volpe e l’uva. No, pura e semplice pigrizia! Se mi fossi svegliato prima (a ottobre, novembre o nei giorni scorsi, ad esempio) avrei evitato l’inconveniente della neve. Inconveniente che, alla fine di dicembre, nel nord Italia, è peraltro abbastanza plausibile!

Meditate, gente, meditate…

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When it started

Salute, o lettori 🙂 benvenuti in mio blog: entrate liberamente e lasciate un po’ della felicità che recate!

Nasce oggi, in un gelido sabato di fine dicembre, un altro blog che silenziosamente va ad aggiungersi alle miriadi di pagine personali già fluttuanti nel grande mare di Internet. È affascinante pensare che così tante persone sentano il bisogno di esprimersi.

Non che io mi senta particolarmente ispirato, in verità; ma visitando questo sito, ho ugualmente percepito la necessità di ritagliarmi quest’altro angolo virtuale di libertà, decisamente più discreto dell’esibizionistico Facebook (vige una sorta di selezione naturale dei visitatori). Non ricordo nemmeno a quando risale l’ultima volta che ho aggiornato uno dei miei vecchi blog! Ma certamente si tratta di tanto, tanto tempo fa (in una galassia lontana lontana…)

Blog e social network. Direi che soddisfano due funzioni complementari, introspettiva ed estrospettiva, quasi di junghiana memoria, che non si escludono a vicenda, ma anzi si bilanciano e si equilibrano reciprocamente.

E il titolo? La vita, l’universo & tutto quanto è il terzo volume della Guida Galattica per Autostoppisti, la “trilogia in cinque parti” ideata dal genio del compianto Douglas Adams. Penso che renda bene l’idea di fondo di questo blog: parlare di tutto, senza limitazioni precostituite, spaziando da un argomento all’altro in totale libertà. Pensieri, sensazioni estemporanee, impressioni e (perché no?) esercizi di stile, divertissements… e naturalmente chi più ne ha, più ne metta!

L’intestazione del post inaugurale è invece un omaggio agli Strokes, uno dei più interessanti gruppi indie-rock dell’attuale scena newyorkese.

Umh… direi che per ora è tutto. Bando alle ciance e spazio alla creatività. Nel frattempo, vado ad appagare la mia milanesità con una bella fetta di panettone e un bicchiere di moscato!

Stay tuned 🙂

 

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